La parola “Sharenting” deriva dalla fusione tra due parole di origine inglese “Share-condividere” e “Parenting-genitorialità”. Il termine riassume l’atteggiamento che si è diffuso negli ultimi anni con l’avvento dei social network, in cui sono proprio i genitori a pubblicare le foto dei figli sui loro profili. 

La voglia di ritrarre la famiglia e mostrarsi online in atteggiamenti felici spingono i nostri “amici/follower” a mettere “mi piace” e commentare ci fa sentire bene.  

In qualche modo questa pratica si sostituisce agli album fotografici con le foto stampate che si mostravano. Spesso si pubblicano i video con i primi passi di nostro figlio, il bagnetto oppure situazioni, giochi o atteggiamenti buffi che accadono durante la giornata con la voglia di ricordarcene anche in futuro. 

Ma ci siamo mai chiesti a distanza di anni come tutte queste pubblicazioni massive possano influire sulla reputazione dei nostri figli? 

Abbiamo parlato del concetto di Digital Footprint qui.

Sharenting: i risvolti negativi 

Siamo consapevoli che dei contenuti pubblicati in rete e nei social network perdiamo il controllo. Una volta online non sappiamo chi possa averne fatto uno screenshot, possa aver scaricato la foto o dove possa essere stata condivisa. 

Che fine possono fare le foto dei nostri figli? 

Possono essere oggetto di commenti o scambio nei gruppi online formati da adulti affetti da perversioni, o peggio ancora, possono finire nel dark web. Ricordiamoci che in rete pedofili e adescatori entrano in contatto con le loro possibili vittime. 

Pensiamo alla violazione della privacy dei minori. Siamo noi genitori, figure che dovrebbero preservarli dall’esposizione ai pericoli, a prevaricare il confine tra quello che è bene rendere pubblico e quello che deve rimanere privato. 

Inconsapevolmente può succedere che tramite un dettaglio visibile in foto andiamo a rivelare alcuni dati che invece è necessario tenere riservati per evitare, ad esempio il furto di identità. 

Un problema è pensare entro un orizzonte temporale di breve periodo immaginando che quel contenuto, oggi innocuo, non possa rivelarsi invece dannoso per il minore.

A distanza di anni, momento in cui nostro figlio sarà un adulto, che cosa penserà delle foto che raccontano la sua infanzia ritrovabili in rete? Come influiranno sulla sua reputazione e che conseguenze avranno sulla sua immagine?

Sharenting e la vetrinizzazione dei minori

Evitiamo di mettere in mostra i più piccoli nelle “vetrine online”, preserviamo la loro privacy e diamo loro la possibilità di scegliere da ragazzi o adulti che cosa pubblicare e che immagine vogliono dare di sé. 

Prima di essere dei profili social o frequentatori del web, ricordiamoci che siamo adulti. Siamo della persone, ed è giusto vivere i momenti felici tenedoli privati.

Custodiamo le foto dei nostri figli e dei momenti di felicità sul nostro computer o nella galleria del telefonino. 

Per approfondire l’argomento segui il link (https://www.repubblica.it/moda-e-beauty/2021/02/09/news/sharenting_genitori_social_foto_figli_rischi_pericoli_bambini-291300137/

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Kaitiaki è al fianco di ragazzi, genitori e scuole nella lotta contro il cyberbulismo. 

[Immagine di copertina di StockSnap via Pixabay]