Apriamo l’articolo con una domanda: è giusto abbandonare a sé stessi i ragazzi che hanno agito in modo violento o attraverso l’hate speech verso altri ragazzi? 

Oppure al contrario, è più giusto rieducarli ed affiancarli attivando un processo di riabilitazione? 

Te lo chiediamo perché troviamo spesso dei commenti sotto la condivisione di informazioni e notizie in merito ai temi di bullismo e cyberbullismo sulle nostre pagine social. 

Tali parole sono scritte da adulti e i termini usati sono spesso molto forti e “accesi”. 

Leggiamo che il bullismo può essere “estirpato solo con il bastone” o “con le pedate” e quindi la soluzione alla violenza sarebbe ulteriore violenza fisica o verbale? 

Per noi la risposta è assolutamente no.

Noi siamo fermamente convinti che esista la possibilità di rieducare i bulli attraverso dei programmi di affiancamento che miri a far comprendere quali sono le conseguenze delle proprie azioni e successivamente alla rieducazione del ragazzo nelle relazioni fisiche e digitali. 

Se pensiamo che nostro figlio sia vittima o attore di soprusi, dobbiamo avere il coraggio di rivolgerci alle figure che ci possono supportare in questa situazione, come ad esempio gli insegnanti, gli educatori o gli assistenti sociali. 

Questo perché non abbiamo tutte le armi per poter risolvere la problematica da soli e siamo troppo coinvolti a livello emotivo.  

Abbiamo parlato della figura del bullo che agisce online qui.

Capiamo anche che quando si verificano dei fatti di cronaca in cui sono i più piccoli ad essere coinvolti come vittime o come aguzzini è difficile rimanere neutrali e mantenere dei toni pacati, però dobbiamo renderci conto che siamo noi adulti a dover dare l’esempio. 

Le punizioni vanno accompagnate dal dialogo con l’obiettivo di spiegare e far comprendere al ragazzo perché ciò che ha fatto è stato un gesto negativo, anche quando si tratta di una “presa in giro” o di uno “scherno” che ai loro occhi non ha particolari conseguenze, ma nella realtà sì e possono essere anche gravi. 

I bulli agiscono alle volte per noia, altre per attirare l’attenzione e lo fanno pensando di essere più importanti e forti. 

Se pensiamo alla recente legge che equipara gli atti di cyberbullismo allo stalking capiamo quanto il nostro ruolo di genitore è fondamentale. Da un lato perché siamo i diretti responsabili dell’educazione dei figli e dall’altro perché rispondiamo delle loro azioni online e offline quando sono minorenni. 

Ne abbiamo parlato qui.

La risposta alla violenza non può esse ulteriore violenza. 

Per noi la risposta più corretta è: 

  • l’educazione e la formazione al digitale
  • il dialogo costruttivo
  • la consapevolezza delle conseguenze che hanno i comportamenti. 

Questo articolo nasce da una riflessione che ci permette di esternare quali sono i principi e i valori che sono alla base del progetto Kaitiaki e che ci teniamo a rimarcare:

  • sicurezza online e nella vita reale
  • educazione e consapevolezza nell’uso degli strumenti e delle regole del mondo digitale 
  • dialogo e relazione, dove noi adulti siamo l’esempio da seguire 
  • azione nel breve, medio, lungo periodo attraverso piani strutturati in cooperazione con le istituzione allo scopo di prevenire il bullismo e il cyberbullismo prima che i fatti accadano.

Per rispondere alle esigenze abbiamo progettato due servizi:

  • Kaitiaki Safe, rivolto alle famiglie. Ha lo scopo di mantenere al sicuro i ragazzi nel momento in cui navigano in rete o accedono ai loro profili social, rimanendo attivo 24 ore su 24 intercetta e segnala al genitore i contenuti pericolosi in entrata e in uscita dai dispositivi dei figli. 
  • Kaitiaki Edu, soluzione per le scuole e i centri frequentati dai ragazzi in gruppo. È la suite in cloud che permette di raccogliere e aggregare le risposte date in forma anonima dai ragazzi a questionari e altri elementi interattivi. I dati sono suddivisi per classi, età e altre caratteristiche utili a rilevare il rischio percepito; attraverso questi elementi è possibile per i dirigenti scolastici e altre figure che hanno un ruolo chiave nelle istituzioni, strutturare piani di intervento mirati. 

Kaitiaki, app contro il cyberbullismo.