Le prime due parole, Coronavirus e didattica a distanza, sono diventate parte integrante del nostro vocabolario in quest’ultimo periodo. La terza parola, cyberbullismo, seppur pericoloso, viene considerato come: una serie di azioni che esistono, ma finchè non riguardano direttamente la mia famiglia non sono una preoccupazione prioritaria. 

Niente di più sbagliato. 

Abbiamo ripetuto più volte quanto il cyberbullismo non conosca limiti territoriali e come possa colpire chiunque, proprio perché si diffonde attraverso la rete che per sua natura collega gli individui da più parti del mondo. 

Dell’identikit del cyberbullo abbiamo parlato qui.  

Ci troviamo a vivere un periodo di emergenza che in pochi giorni ha stravolto le abitudini, nessuno escluso.

Il web è diventato il “piano B” che ha potuto aiutarci a continuare diverse attività, tra le quali la scuola per i nostri figli. 

Se prima veniva considerato qualcosa di utile ma non indispensabile, ora invece lo è. 

Con internet è possibile:

  • vedere le persone che ora non possiamo incontrare fisicamente
  • continuare a lavorare anche da casa (per le categorie che hanno potuto adottare lo smart working)
  • frequentare le lezioni senza perdere l’anno scolastico
  • e come queste tante altre cose. 

C’è un MA, anzi, più di uno!

Per prima cosa il web ha delle regole e vanno conosciute e spiegate anche ai ragazzi, che oggi più che mai si trovano a passare la maggior parte della giornata online, che sia per studio o che sia per svago.

E come loro anche i malintenzionati della rete, groomer e pedofili. 

Se non sai di cosa stiamo parlando ti consigliamo di dedicare qualche minuto alla lettura dell’articolo sulle diverse forme del cyberbullismo che puoi trovare qui

Come seconda cosa, la didattica a distanza è diventata un’occasione d’azione per i cyberbulli

Non solo contro i ragazzi ma anche contro i professori.

Queste situazioni hanno delle conseguenze abbastanza gravi, sia per i ragazzi che i per i genitori stessi. 

Che cosa è successo durante la didattica a distanza? 

In diverse scuole è capitato che i ragazzi abbiano condiviso il loro accesso alle aule virtuali dedicate alle lezioni, con altri ragazzi, utenti esterni. 

Questi ultimi, durante la video-lezione hanno scritto in chat offese, insulti e messaggi d’odio verso i professori. 

In altri casi è successo che gli stessi alunni abbiano registrato tramite smartphone la lezione e poi l’abbiano condivisa in chat di messaggistica istantanea private e riservate ai soli studenti e anche in questo caso i commenti sono stati per la maggior parte insulti e offese. 

Il professore però è a tutti gli effetti un pubblico ufficiale e commettere oltraggio verso la sua figura è sia una mancanza di educazione e rispetto, ed è anche un reato.

(Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/nemmeno-coronavirus-ferma-cyberbullismo-insulti-prof-piattaforme-online-ADJfBZF). 

Questo comporta diverse sanzioni sia per i ragazzi che per i genitori, che rispondono direttamente delle azioni dei propri figli quando sono minorenni.

L’educazione all’uso degli strumenti digitali è importante, così come abituare ed insegnare ai ragazzi che il web ha delle regole che non sono così diverse dalla vita reale. 

Rispetto e buon senso sono fondamentali, assieme alla costruzione di un dialogo volto a spiegare quali sono le conseguenze che derivano dalle azioni svolte in rete. 

Kaitiaki Safe, l’app contro il cyberbullismo, è uno strumento che agisce su due livelli: 

  • mantiene i ragazzi al sicuro ogni qualvolta si trovino a navigare e chattare in rete, proprio perché è attivo 24 ore su 24
  • aiuta i genitori che hanno la tranquillità che il loro figlio sia sereno mentre accede alla rete.

Infatti:

  • nel momento in cui rileva un contenuto in entrata o in uscita potenzialmente pericoloso dal telefono dei ragazzi, invia un allarme in tempo reale permettendo ai genitori di intervenire in modo tempestivo
  • è in grado di stabilire quale sia il ruolo del figlio, se vittima di cyberbullismo o bullo.

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