Lo sapevi che insultare, diffamare e minacciare online è reato? E quando sono minorenni a farlo ne rispondono direttamente i genitori. Nell’articolo di oggi vogliamo parlare di un argomento delicato: le possibili conseguenze giudiziarie che derivano da un comportamento scorretto online.

La prima frase parla di cyberbullismo e di reato imputabile al genitore nel momento in cui è il figlio minorenne a pubblicare contenuti offensivi; in termini di legge ne abbiamo parlato in modo più approfondito qui.

Siamo inclini a pensare che nostro figlio possa essere solo una eventuale vittima di insulti e che non potrà mai essere lui ad incarnare la figura del bullo. 

Questo è il primo dei falsi miti riferiti al cyberbullismo.

Infatti le sembianze del bullo online sono assumibili da chiunque, anche il ragazzo che ha una migliore condotta a scuola e che all’apparenza ha un comportamento esemplare può nascondere una doppia vita. 

Attenzione al fatto che, non sempre: 

  • i buoni risultati scolastici sono un metro di giudizio a cui fare affidamento
  • chi partecipa e contribuisce a fomentare l’odio in chat attua gli stessi comportamenti nella vita reale.  

Dall’altro lato poi c’è il comportamento dei genitori che tendono a minimizzare il comportamento dei propri figli, definendo “ragazzate” determinate azioni lesive. 

In questo modo il fatto grave viene ridimensionato dando un peso nettamente più leggero all’accaduto; il ragazzo di conseguenza non può capire il malessere che può aver causato alla vittima e si sentirà autorizzato a ripetere il comportamento.

Come possiamo mantenere un equilibrio tra la tutela e la privacy dei ragazzi? 

Facciamo una premessa utile a comprendere il quadro completo della situazione. 

Lo smartphone assieme al tablet e agli altri strumenti sono i regali più richiesti dai ragazzi, in fondo viviamo in una società in cui il digitale pervade la nostra vita.

Il problema che nasce non è lo strumento di per sé, ma la mancata educazione al suo uso da parte del genitore. Spesso è proprio il genitore stesso a non averne la giusta consapevolezza.

Infatti, far funzionare lo smartphone (accensione, spegnimento, inviare un messaggio, effettuare una chiamata…) non significa necessariamente saperlo usare, ovvero saper fronteggiare le conseguenze delle proprie azioni correttamente. 

Si parla di abbandono digitale.

Pensa che l’età di maturazione dei ragazzi va dai 21 ai 25 anni circa. Ora immagina un bambino tra gli 8 e i 10 anni che non ha ancora completato la fase della crescita e della consapevolezza che si trova ad usare uno strumento digitale con accesso al vasto mondo di internet. 

I rischi sono alti e anche i danni che può produrre l’abbandono digitale, come: 

  • danni psicologici in età evolutiva
  • generare dipendenza
  • disturbi della vista
  • riduzione della capacità di apprendere, ricordare e focalizzare l’attenzione
  • esposizione a rischi di adescamento online.

Il genitore che abbia maturato la consapevolezza di essere responsabile delle azioni compiute dal figlio a 360°, anche per le sue azioni online, a volte tende ad esercitare un controllo esasperato o proibire a priori l’accesso al web e ai social network. 

Se a tutto questo aggiungiamo la variabile dell’età, quanto più il ragazzo è in fase adolescenziale tanto più il rischio di scontro è alto, con la conseguente chiusura al dialogo.

Quindi capiamo bene quanto sia importante ricercare un equilibrio tra tutela e privacy dei ragazzi. 

Il genitore ha il dovere di vigilare sulle comunicazioni digitali del proprio figlio, facendo attenzione però a non invadere la privacy del ragazzo o monitorando il telefono a sua insaputa. 

Se il genitore decide di optare per un’azione di controllo totale possono verificarsi tre situazioni: 

  • il dialogo e la fiducia tra adolescente e genitore vengono meno, con la difficoltà successiva nel ricostruire il rapporto 
  • il ragazzo potrebbe optare per l’utilizzo di una nuova scheda eludendo il controllo 
  • se è bravo ad utilizzare la tecnologia potrebbe essere in grado di trovare un modo per aggirare i sistemi installati.

Per questo motivo è stata progettata Kaitiaki Safe, l’app contro il cyberbullismo.

Kaitiaki Safe ha molteplici vantaggi: 

  1. è attiva 24 su 24, anche quando i ragazzi navigano/chattano in rete da soli
  2. rispetta la privacy dei ragazzi, ovvero una volta installata sul telefono del ragazzo, il genitore non può accedervi attraverso Kaitiaki Safe
  3. monitora le comunicazioni in entrata e in uscita dallo strumento collegato, e riconosce il ruolo del ragazzo nella conversazione se vittima o bullo
  4. invia un allarme istantaneo al genitore ogniqualvolta si verifichi una situazione pericolosa, in questo modo si ha la sicurezza di poter intervenire tempestivamente
  5. permette di trovare l’equilibrio giusto tra tutela e privacy.

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