Esiste l’identikit del cyberbullo?  

Il cyberbullismo rappresenta un’evoluzione del bullismo e si è allargato su vasta scala con la diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione digitali, tra i quali i social network e i sistemi di messaggistica istantanea.

E’ una pratica pericolosa che miete vittime, anche di giovane età, basti pensare al fatto che l’età di accesso agli smartphone si è abbassata agli 8 anni. 

Siamo fermamente convinti che la sensibilizzazione assieme alla consapevolezza siano due armi importanti contro la diffusione di entrambi i fenomeni ed è nostro compito, come adulti, di farci portavoce ed esempio per i ragazzi e i bambini. 

Ci siamo chiesti più volte se esiste un identikit che possa aiutarvi a riconoscere un cyberbullo e la risposta è negativa. 

Non solo perché il cyberbullismo non ha solo un volto, anzi al contrario, riunisce sotto una categoria tante altre pratiche.

Ognuna delle quali violenta e pericolosa, anche perché i profili degli aggressori possono essere molteplici e perché molte volte non vi è la piena consapevolezza delle azioni.

 Ne abbiamo parlato in modo più specifico in questo articolo

Ricordiamoci inoltre che nel momento in cui un video o una foto che abbiano come scopo un’azione di sexting o di cyberbullismo, vengono condivisi e resi visibili a più persone, l’atto diventa reato.

Se il ragazzo è minorenne ne rispondono i genitori, come abbiamo spiegato qui.

Mentre nel bullismo sappiamo chi sono i responsabili o quanto meno sono individuabili più facilmente, nel cyberbullismo non ci sono confini e si diffonde in rete, che per sua natura è ampia.

Il cyberbullo può nascondersi dietro qualunque profilo, tanto che alcuni sono costruiti ad hoc allo scopo di avvicinare le giovani vittime. 

Spesso l’obiettivo è conquistare la fiducia per poi agire inaspettatamente. 

Ad esempio, chiedendo immagini a sfondo sessualmente esplicito e una volta inviate ricattare la vittima, oppure, con l’obiettivo di uscire dalla rete e vedersi di persona.

I campanelli d’allarme si possono manifestare a livello fisico e a livello psicologico.

Capiamo bene che il disagio espresso può essere confuso ed è spesso è difficile stabilire un dialogo con i ragazzi affinché ci raccontino ciò che sta accadendo. 

Per paura o per vergogna, le motivazioni sono svariate.

Esiste un identikit del cyberbullo? 

No, ma sappiamo che esiste la cooperazione e ognuno di noi può agire per rendere il web un posto migliore e più sicuro per i ragazzi. 

Non vietando l’uso dello smartphone o di internet.

Sappiamo che le imposizioni non sono mai costruttive, ma accompagnando i figli verso un uso consapevole dei nuovi strumenti di comunicazione. 

Per farlo dobbiamo essere noi adulti a conoscere le regole, a farle rispettare, a dare l’esempio e segnalare i contenuti potenzialmente pericolosi.

Se utilizzati con rispetto ed educazione i social possono essere gli stessi strumenti utili a contrastare la diffusione del cyberbullismo, perché attraverso di essi possiamo veicolare messaggi positivi atti a creare maggiore consapevolezza. 

Inoltre utilizzare un servizio come Kaitiaki Safe, l’app contro il cyberbullismo, è un ulteriore modo di affiancare i ragazzi mantenendoli al sicuro e protetti nel momento in cui navigano o chattano online da soli. 

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