I genitori sono chiamati a rispondere degli atti compiuti dal figlio minorenne, come vi abbiamo già parlato in questo articolo.

Sono gli unici ad essere responsabili delle azioni dei ragazzi minorenni? 

No, la responsabilità è estesa anche ai presidi e ai docenti

Nei mesi scorsi è stato dato il primo via libera alla legge anti-bullismo dalla Commissione di Giustizia della Camera e la legge introduce due importanti temi: la prevenzione e il recupero educativo. 

Viene introdotto un altro aspetto da non trascurare, nel caso in cui il progetto rieducativo di di un bullo minorenne non abbia dato esito positivo, la legge prevede la possibilità di allontanamento dalla famiglia.

La responsabilità genitoriale va tenuta in considerazione in ogni caso, compresi i comportamenti scorretti tenuti in rete dai ragazzi. 

Il genitore non deve compiere l’errore di pensare che Internet sia solo uno strumento innocuo: se usato in modo sbagliato può causare danni ingenti. 

Si pensi solo alla viralità che può raggiungere un post violento o un contenuto offensivo.

Una volta innerscata la catena delle condivisioni è difficile da fermare. 

Nel caso si riuscisse ad oscurare il contenuto dalla rete comunque ci sarà un alto numero di spettatori e i protagonisti del video, del post o delle foto, si troveranno consciamente o inconsciamente a subire i danni psicologici che ne derivano. 

Ma sono solo i genitori a rispondere della azioni compiute dal minore? 

No, perché sono chiamate in causa altre due figure cruciali nell’educazione dei ragazzi e sono i presidi e i docenti

I presidi delle scuole rispondono civilmente nei casi di violenza e di bullismo se non possono dimostrare che hanno attuato delle misure di sicurezza e disciplina che preservino l’ambiente scolastico e gli stessi alunni da casi di violenza.

In questo caso è la vittima a dover dimostrare che il danno sia derivato dalla condotta del preside e dalla non-osservanza delle norme disciplinari predisposte dallo stesso dirigente scolastico.

I docenti sono responsabili della sorveglianza, ma con l’aggiornamento delle norme di legge (Legge 71/2017), non basta più un semplice rafforzamento è necessario introdurre i temi del dialogo e del cyberbullismo all’interno dei programmi scolastici per raggiungere maggiore consapevolezza e preparazione sul fenomeno.

[Puoi prendere visione della fonte originale qui: http://amp.ilsole24ore.com/pagina/ACuTWQR]

Una stretta collaborazione tra genitori e scuola in materia di bullismo e cyberbullismo sta diventando sempre di più una necessità. 

Quali sono le possibili azioni da mettere in atto?

  • L’introduzione di tematiche d’attualità, come la spiegazione delle diverse tipologie di cyberbullismo all’interno dei programmi scolastici.
  • Il coinvolgimento dei ragazzi in gruppi di lavoro che favoriscano dialogo e dibattiti sulle tematiche del cyberbullismo, come ad esempio la stesura di un decalogo di regole che loro stessi si impegnano ad osservare oltre che a scrivere. In questo modo non è più un’imposizione della scuola ma diventa il risultato di una collaborazione. 
  • Il coinvolgimento dei genitori e dei ragazzi in seminari informativi sulle tematiche della violenza on-line, dell’uso corretto degli strumenti digitali e della rete.

Consapevolezza, prevenzione, educazione, dialogo e coinvolgimento sono le armi giuste per combattere il cyberbullismo.

Noi di Kaitiaki ci impegniamo quotidianamente per divulgare le buone pratiche da usare in rete, per sviluppare un servizio all’avanguardia che possa salvaguardare i ragazzi dai pericoli on-line e per informare gli adulti sugli avvenimenti e i temi importanti che riguardano gli ambienti virtuali che i loro figli frequentano.