Il digitale sta entrando sempre di più nelle nostre vite, si parla di digital transformation e di adeguamento alla fase di cambiamento. 

Se pensiamo che sia un processo lontano dalle nostre abitudini quotidiane ci stiamo sbagliando.

Ogni giorno ci troviamo ad interagire con moduli, richieste da effettuare on-line e a navigare sui diversi portali per ottenere le informazioni utili.

A questo proposito, soffermati a pensare quando ti approcci alle procedure, qual è la tua preparazione?

Per alcune cose ti troverai a tuo agio e percepisci come “facile” il fatto di utilizzare la tecnologia evitando così code, attese e necessità di incastrare gli impegni per poterti recare di persona all’ufficio o nel luogo fisico dove compiere quell’azione. 

Per altre cose il livello di difficoltà invece potrebbe essere più alto. 

Non soffermiamoci solo all’applicazione del digitale in ambiti per lo più istituzionali.

Prova a pensare ai social network, Facebook, Instagram, Whatsapp, LinkedIn, Snapchat, Tik Tok, quanti di questi usi abitualmente senza veramente sapere qual è il modo di utilizzare le piattaforme correttamente? 

Sei un adulto e hai la capacità di riconoscere quando ti trovi in pericolo oppure nell’eventualità che ti vengano richiesti elementi sensibili (come possono essere i dati di residenza o di una carta di credito).

Se invece al tuo posto ci fosse tuo figlio? 

Chiediti se sarebbe in grado di “difendersi” o se sarebbe in grado di riconoscere il pericolo immediatamente. 

Molto probabilmente no.

In merito a quale sia l’età giusta per acquistare lo smartphone al proprio figli, leggi il nostro contributo sull’argomento qui.

L’esigenza è quella introdurre dei programmi formativi a partire dall’ambiente scolastico che possano educare i bambini e i ragazzi all’uso del digitale in modo corretto e dei seminari che aiutino e preparino i genitori ad affiancare i ragazzi nel loro percorso di conoscenza. 

Quando parliamo di formazione al digital non possiamo escludere i social network. 

Perché i cosiddetti bulli on-line si comportano in maniera offensiva?

Per gioco? Per noia? 

Probabilmente i fondamenti possono essere riscontrabili in una forma di disagio che viene sfogata sugli altri, solamente che i danni che possono causare sono particolarmente profondi soprattutto se teniamo presente che il web è un veicolo potente e che raggiunge un numero esponenziale di persone.

In questo modo le offese possono essere diffuse su ampia scala.

Ricordiamoci però che la tecnologia non va pensata solo in accezione negativa, anzi può essere quell’elemento differenziante e creativo che aiuta ad incanalare i comportamenti scorretti dei ragazzi verso azioni positive e più stimolanti. 

Proviamo ad immaginare se lo studio fosse interattivo e la tecnologia fosse un modo per imparare divertendosi, lo scopo è lo stesso mentre sono il modo e il supporto ad essere diversi

Se pensiamo al digitale nelle sue componenti di interattività e coinvolgimento allora comprendiamo anche la ricaduta positiva che può avere, se utilizzato correttamente assieme ai ragazzi. 

Il nostro scritto è frutto di una riflessione che vede il digitale e i social network come strumenti positivi, che sosteniamo con fermezza vadano usati in modo consapevole seguendo le regole corrette di utilizzo. 

Riportiamo come spunto su cui rifletter una recente indagine mostra che nella fascia d’età tra i 10 e i 14 anni, il 91% dei ragazzi intervistati non racconta nulla della propria vita digitale ai propri genitori o adulti prossimi e soprattutto che l’84% di loro ha un profilo a proprio nome con indicata un’età falsa per aggirare le regole d’iscrizione delle diverse piattaforme.

Anche tuo figlio potrebbe essere tra questi ragazzi.  

Kaitiaki è uno strumento che affianca i genitori nel momento in cui non sono presenti assieme ai loro figli e che permette di dare loro una serenità nel momento in cui i ragazzi chattano con i loro coetanei o navigano sul web, nel pieno rispetto della privacy.