“Troppa attenzione sugli adescatori. Poca sulla vita virtuale dei propri figli”. Sono alcune delle parole scritte da Luca Pisano, dirigente di IFOS centro per la prevenzione contro il cyberbullismo, in un post pubblicato on line poche ore fa.

L’intento non è quello di muovere una critica verso i genitori, bensì verso le regole di iscrizione ai diversi social network e alle pratiche promosse dai politici (poco incisive) nella lotta contro questo fenomeno. 

Infatti, la possibilità di creare dei profili falsi a sfondo pedo-pornografico e offensivo è collegata al cyberbullismo. 

Qui di seguito riportiamo il post completo. 

PROFILI FALSI SU INSTAGRAM PER ADESCARE RAGAZZINE SARDE.

Perché persiste il problema?

Perché l’attenzione è erroneamente concentrata sugli adescatori.
Mentre la responsabilità è dei genitori, insufficientemente attenti alla vita virtuale dei loro figli, e sopratutto dei “nostri” politici che abbandonano i bambini e gli adolescenti nel web perché non vogliono mettere le necessarie regole ai gestori dei social network.
Infatti l’adescamento e il cyberbullismo sono strettamente correlati con la possibilità, offerta dai social network, di costruire profili falsi e di trasmettere i contenuti pedo pornografici e/o offensivi tramite gruppi/canali segreti o chat protette con la crittografia “end to end”.

Ogni anno lo Stato Italiano spende centinaia di migliaia di euro per inviare psicologi, pedagogisti e assistenti sociali nelle scuole al fine di contrastare la dilagante epidemia digitale. Eppure, a costo zero, i “nostri” politici potrebbero prevedere interventi legislativi mirati per ridurre, almeno del 70%, i casi di adescamento e cyberbullismo.

Ecco che cosa bisogna fare:

  1. prescrivere ai gestori dei servizi web di identificare gli utenti (minorenni e maggiorenni) tramite il riconoscimento dell’impronta biometrica associata ad un’apposita “patente digitale” che attesta l’identità del navigatore online. Solamente in questo modo è possibile evitare la costruzione di profili falsi che possono essere utilizzati per commettere reati;
  2. oscurare i social network che prevedono la possibilità di postare ricorrendo all’anonimato o di costituire gruppi e/o canali segreti;
  3. vietare il sistema di crittografia “end-to-end” perché ostacola la possibilità di svolgere indagini giudiziarie;
    prescrivere ai gestori dei social network e di messaggistica la costruzione di un algoritmo che blocchi i contenuti pedo pornografici e pornografici in modo da ridimensionare i rischi di revenge porn e di diffusione illecita di contenuti sessuali;
  4. vietare ai minori di anni 13 l’accesso ai social network perché privi delle necessarie per funzioni cognitive per utilizzare in modo adeguato le nuove tecnologie;
  5. sanzionare penalmente i genitori che regalano ai bambini e ai pre-adolescenti lo smartphone e introdurre nella legge 184 del 1983 (che disciplina gli istituti dell’affidamento e delle adozioni), l’articolo 8 bis per i casi di “abbandono virtuale” dei minori di anni 14, sempre più frequentemente lasciati sul web (social network, videogiochi PEGI 13, 16 o addirittura 18) senza adeguato controllo dei genitori.

Ma tutto questo ovviamente non si farà perché nell’era del super capitalismo non si vuole rompere l’alleanza tra i politici e le multinazionali.

Luca Pisano 

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