Vogliamo aprire questo articolo con una domanda che ha lo scopo di farti riflettere su una tematica delicata come quella del Cyberbullismo. 

Siamo influenzati dai media tradizionali e dai social network dove spesso si parla di notizie e avvenimenti violenti legati al mondo on-line; allo stesso modo non ci rendiamo conto che ogni caso è diverso dall’altro e ognuno di essi riporta dinamiche diverse. 

Questo perché il Cyberbullismo non è solo uno, ma assume diverse sfumature, ognuna delle quali con delle gravi conseguenze e risvolti preoccupanti.

Erroneamente si definisce come Cyberbullismo qualsiasi tipologia di atto violento o scorretto che prende vita in rete e gli effetti negativi si verificano nel mondo reale. 

Le vittime possono riportare gravi danni a livello psicologico, soprattutto se sono ragazzi giovani o ancora peggio bambini. 

Spesso le insidie si nascondono dietro persone che hanno conquistato la fiducia della vittima per poi ricattarla, oppure violenze riprese e messe on-line, e non solo. 

Il nostro intento è quello spiegarti in breve quali sono le situazioni pericolose in cui tuo figlio può cadere in trappola, in modo che tu possa esserne più consapevole e di conseguenza più vigile nel riconoscerne i segnali. 

Flaming: la traduzione letterale è “infiammare” ed effettivamente è proprio di questo che si parla. La volontà è quella di fomentare una discussione in modo animato, usando parole offensive, minacce ed insulti contro la vittima designata che si trova presente in quel contesto e l’aguzzino trae divertimento, se così si può definire, dalla sua posizione di forza. 

La vittima può far finire tutto questo allontanandosi dal contesto, che sia una partita di gaming, un gruppo o una chat, ma in ogni caso emotivamente ne uscirà distrutta. 

L’Harrassment: si tratta di essere di vittima di continue comunicazioni offensive, sotto forma di molestie inviate via SMS, via messaggi social privati, via e-mail o in qualsiasi altra forma comunicativa. 

La differenza sostanziale con il flaming è che mentre nel primo caso per interrompere il “gioco” la vittima si auto-esclude uscendo dal gruppo, dalla discussione o dalla partita, in questo caso non si può porre fine alle molestie continue e reiterate. 

Cyberstalking:  è l’evoluzione dell’harrassment. Infatti, in questa situazione la comunicazione invadente e indesiderata è talmente massiccia che diventa per la vittima una vera persecuzione. 

Colpisce tutte le aree di vita della vittima invadendo gli spazi pubblici e privati (vita famigliare, scuola, lavoro, abitudini) e nei casi più gravi si arriva fino al ricatto, alle minacce o alla violenza per evitare la denuncia del comportamento scorretto. 

Come si può ben immaginare le ripercussioni per la vittima possono essere molto gravi. 

Impersonation: l’obbiettivo dell’aggressore è prendere le sembianze della vittima, impossessandosi della sua identità digitale attraverso il furto delle credenziali e del conseguente furto delle fotografie. 

L’azione può essere volta a rovinare la reputazione del malcapitato che spesso non è consapevole ed è ignaro di ciò che sta succedendo a suo danno. 

Exclusion: è un comportamento che può essere attuato da un singolo aggressore o da più aggressori che agiscono in modo da escludere volutamente la vittima da un gruppo, da una conversazione o da un game on-line. Anch’esso può avere ripercussioni psicologiche importanti sulla vittima. 

Denigration: questa pratica mira alla diffamazione e alla costruzione di una reputazione sgradevole ai danni della vittima, attraverso foto, video o altro materiale. A differenza dello stalking avviene anche se la vittima non è presente fisicamente e soprattutto chi guarda e condivide i contenuti ai danni della vittima è complice dell’azione scorretta. 

Outing e trickery: è un gioco subdolo, in cui l’aggressore porta la vittima a fidarsi completamente di lui o di lei. Contemporaneamente agisce alle sue spalle per far accadere situazioni spiacevoli dove la vittima è protagonista e successivamente questa sarà spinta a raccontare l’accaduto al suo “amico” aggressore (outing). 

Man mano che si crea questo rapporto di fiducia, la vittima condividerà degli aspetti privati della sua vita che poi saranno la base del ricatto da parte dell’aggressore che a sua volta chiederà favori a sfondo erotico, foto, video o denaro. 

Grooming: il malintenzionato adesca la giovane vittima in rete attraverso chat e social network, allo scopo di instaurare un rapporto amichevole per farlo diventare intimo. L’obiettivo è lo sfruttamento in termini sessuali della vittima. 

Sexting: prevede l’invio di fotografie e altro materiale con contenuti sessualmente espliciti. 

Cyberbashing o happy slapping: comporta l’aggressione fisica della vittima da parte di una o più persone, mentre un membro della banda di aggressori filma le scene condividendole subito in rete. 

Proteggere i più giovani da queste situazioni è sempre più difficile e allo stesso tempo urgente, soprattutto perché la rete nasconde insidie che non sono prevedibili. 

Quello che si può fare è informarsi e informare i propri figli dandogli gli strumenti giusti per potersi difendere dal Cyberbullismo in qualsiasi delle sue forme si verifichi. 

Non basta più regolamentare l’accesso ad Internet e ai social network, non basta più stabilire orari per un uso controllato dei dispositivi, ci vuole maggiore collaborazione, fiducia e un supporto esterno che possa filtrare le comunicazioni “buone” da quelle “cattive”. 

In questo Kaitiaki SAFE ti è d’aiuto, al fianco dei genitori contro il Cyberbullismo. 

Fonte utilizzata per le definizione di alcuni termini: iGloss@ 1.0 – l’ABC dei comportamenti devianti online (edito dal Ministero della Giustizia in collaborazione con IFOS Istituto di Formazione Sardo)